Meteora: viaggio tra i monasteri sospesi della Tessaglia
Chi oggi sale i gradini scavati nella roccia verso il Gran Meteora compie senza fatica un viaggio che per cinquecento anni fu un atto di fede: fino agli anni Venti del Novecento, monaci, pellegrini e provviste raggiungevano questi monasteri soltanto dentro una rete issata con un argano, oppure su scale di corda che oscillavano contro la parete nuda. Siamo in Tessaglia, nella Grecia centrale, vicino ai paesi di Kalambaka e Kastraki, dove torri di arenaria e conglomerato si alzano a picco dalla pianura. I greci diedero al luogo il nome perfetto: Meteora, ciò che è sospeso nell'aria. Sei monasteri ortodossi sono ancora abitati, e l'intero sito è iscritto nella Lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO per il suo valore insieme culturale e naturale.
Un nome scritto nella pietra
Le rocce di Meteora sono fatte di arenaria e di conglomerato, un cemento naturale di ciottoli e ghiaie consolidato nel corso di milioni di anni. Secondo l'interpretazione geologica corrente, antichi fiumi depositarono qui enormi masse di sedimenti, che furono poi sollevate e infine scolpite dall'erosione, dalle acque e dai movimenti della crosta terrestre nelle torri isolate che vediamo oggi. Ne è nata una foresta di pietra al margine nordoccidentale della pianura tessala, non lontano dalla catena del Pindo e dalla valle del fiume Peneo. Molte pareti precipitano verticali per tutta la loro altezza, incise da grotte, fessure e strapiombi. Un territorio che respingeva eserciti e predoni era, per gli asceti, un invito: proprio l'inaccessibilità prometteva silenzio, solitudine e sicurezza. Chi si ferma oggi a uno dei punti panoramici lungo la strada che sale da Kalambaka, all'alba o al tramonto, capisce d'istinto che effetto dovette fare questo luogo sugli uomini del Medioevo: un paesaggio che somiglia più a una visione che a un capitolo di geologia.
Gli eremiti delle grotte
La vita monastica non cominciò quassù con grandi edifici, ma con uomini soli dentro cavità di roccia. Si ritiene comunemente che i primi eremiti si siano stabiliti nelle grotte e nelle fenditure delle rupi intorno all'undicesimo secolo. Salivano ai loro rifugi con scale e pioli conficcati nella pietra, pregavano in solitudine e si incontravano solo di rado. Col tempo questo mondo sparso di solitari si diede una prima forma: attorno a una chiesa presso la rupe di Doupiani nacque una skiti, una comunità semiorganizzata di asceti che si riunivano per la liturgia nelle domeniche e nelle feste. Di quella fase restano pochissime tracce materiali, ma essa fissò per sempre la logica di Meteora: l'altezza non era un ostacolo da superare, era lo scopo stesso dell'impresa, in un'epoca in cui la pianura sottostante era percorsa di continuo da guerre e scorrerie.
Atanasio, Ioasaf e la Grande Meteora
Il passaggio dall'eremitismo al monachesimo organizzato è legato dalla tradizione a un uomo: il monaco Atanasio, formatosi sul Monte Athos, il grande centro del monachesimo ortodosso della Grecia settentrionale. Nel quattordicesimo secolo egli salì su una delle rupi più ampie e vi fondò il monastero della Trasfigurazione di Cristo, chiamato da allora Gran Meteora. Diede alla comunità una regola di vita comune, e la tradizione gli attribuisce anche il nome stesso di Meteora. Il suo successore più celebre fu Ioasaf, nato Giovanni Uroš in una casata regnante serba: rinunciò ai propri diritti, prese l'abito monastico e dedicò le sue ricchezze ad ampliare e abbellire il monastero. Con simili protettori il Gran Meteora divenne la casa più grande e influente delle rocce, e il suo esempio si propagò di cima in cima: nel momento di massima fioritura, fra il quattordicesimo e il sedicesimo secolo, sulle rupi esistevano circa due dozzine di monasteri.
Vivere sull'orlo dell'abisso
Ogni comunità doveva risolvere gli stessi problemi pratici. L'acqua piovana veniva raccolta in cisterne scavate nella roccia; viveri, materiali da costruzione e persone salivano dentro reti appese a corde, mosse da argani riparati in torrette di legno protese sul vuoto. Una tradizione spesso ripetuta vuole che le corde venissero sostituite solo quando il Signore le lasciava spezzare: leggenda devota o verità letterale, racconta bene lo spirito del luogo, dove la fiducia assoluta era la regola del quotidiano. La svolta arrivò negli anni Venti del Novecento, quando furono intagliate nella roccia le scalinate che chiusero l'era delle reti e delle scale di corda; più tardi le strade raggiunsero le porte dei monasteri, aprendo Meteora ai pellegrini e ai viaggiatori di tutto il mondo. Le antiche torrette con gli argani si vedono ancora in diversi monasteri e servono tuttora per issare provviste e materiali: basta alzare lo sguardo per riconoscerle, sporgenti come balconi di legno sopra il precipizio.
Le sei case ancora abitate
Dell'antica città monastica sospesa nell'aria restano oggi sei case viventi. Il Gran Meteora domina tuttora la rupe più imponente e ospita, accanto alla chiesa antica, un museo. Di fronte sorge Varlaam, che porta il nome dell'eremita che per primo colonizzò la sua roccia; il monastero vero e proprio fu fondato nel sedicesimo secolo da due fratelli monaci di Ioannina, Teofane e Nettario Apsaras. Roussanou, più basso degli altri, avvolge così strettamente il suo piedistallo che le mura sembrano germogliare dalla pietra: oggi è un convento femminile dedicato a santa Barbara. San Nicola Anapafsas, il primo monastero sopra il villaggio di Kastraki, è un edificio compatto sviluppato in verticale. La Santissima Trinità occupa uno dei pinnacoli più spettacolari e isolati, reso celebre anche dal cinema: vi furono girate scene del film di James Bond Solo per i tuoi occhi, uscito nel 1981. Santo Stefano, infine, all'estremità meridionale delle rocce sopra Kalambaka, si raggiunge da un ponticello anziché da scalinate ed è anch'esso abitato da una comunità di monache.
Affreschi della scuola cretese e altri tesori
I monasteri di Meteora non furono soltanto fortezze della preghiera, ma anche scrigni d'arte. Le loro chiese principali, i katholika, custodiscono alcune delle più alte pitture murali dell'età postbizantina in Grecia. A San Nicola Anapafsas la piccola chiesa fu affrescata nel sedicesimo secolo da Teofane il Cretese, uno dei grandi maestri della scuola cretese, capace di unire il rigore bizantino a una nuova finezza di modellato e di composizione. A Varlaam gli affreschi della stessa epoca sono associati a Frangos Katelanos, pittore di primo piano della sua generazione. Vi si aggiungono icone, iconostasi di legno intagliato, paramenti liturgici ricamati e manoscritti, in parte esposti nei piccoli musei dei monasteri. Che tanta bellezza sia sopravvissuta per secoli su cime esposte a ogni intemperie è già di per sé un piccolo miracolo, se si pensa che dal diciassettesimo secolo molte case minori furono abbandonate e che la Seconda guerra mondiale, con gli anni difficili che seguirono, inflisse alla regione danni e perdite gravi. Nel 1988 l'UNESCO ha iscritto Meteora nella Lista del patrimonio mondiale come sito misto, riconoscendo insieme i monumenti e il paesaggio naturale; oggi comunità maschili e femminili vi conducono di nuovo una vita monastica piena, e chi visita deve ricordare che ogni casa osserva orari propri, chiude almeno un giorno alla settimana e richiede un abbigliamento sobrio, con gonne lunghe messe a disposizione delle visitatrici all'ingresso. Antichi sentieri lastricati, i kalderimia, permettono di camminare fra le rupi sulle orme dei monaci, mentre le pareti di conglomerato hanno fatto di Meteora anche una delle mete di arrampicata più celebri d'Europa.
Sulla mappa
Meteora si capisce prima di tutto nello spazio: sei monasteri viventi e le rovine di molti altri si distribuiscono su pochi chilometri quadrati di torri di pietra. Sulla nostra mappa interattiva puoi individuare il Gran Meteora, Varlaam, Roussanou, San Nicola Anapafsas, la Santissima Trinità e Santo Stefano, vedere la loro posizione sopra Kalambaka e Kastraki e costruire il tuo itinerario tra le rupi. Da lì puoi proseguire verso altri luoghi del monachesimo ortodosso, dal Monte Athos ai monasteri più remoti delle isole greche.