Il monastero di Rila: viaggio nel più grande santuario ortodosso di Bulgaria
Chi varca il portale del monastero di Rila si trova davanti a uno dei cortili monastici più scenografici d'Europa: ali residenziali a più piani, ballatoi di legno, archi a fasce bianche e scure e, al centro, una chiesa a più cupole avvolta da un portico interamente dipinto. Siamo a circa 1.100 metri di quota, nel cuore dei monti Rila, nella Bulgaria sudoccidentale. Questo è il più grande monastero ortodosso del Paese, sorto nel X secolo attorno all'eremitaggio di san Giovanni di Rila e iscritto dal 1983 nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO. Ed è, ancora oggi, un monastero abitato e operante.
Un cortile che racconta mille anni
Il colpo d'occhio del cortile inganna piacevolmente: quasi tutto ciò che si vede risale all'Ottocento, eppure la storia che vi si stratifica copre più di un millennio. Le ali con centinaia di celle, le cucine, le cappelle e le foresterie sono figlie della grande ricostruzione seguita all'incendio del 1833; la chiesa maggiore, dedicata alla Natività della Vergine, fu innalzata negli anni Trenta dell'Ottocento sotto la guida del capomastro Alexi Rilets.
In mezzo a questa architettura della Rinascita nazionale bulgara spicca però un intruso di pietra, severo e verticale: la torre di Hrelyo, completata negli anni Trenta del Trecento. È l'unico edificio medievale sopravvissuto, e basta da sola a ricordare che Rila non è un capriccio ottocentesco, bensì il punto d'arrivo di una vicenda cominciata quando in Europa occidentale regnavano ancora i Carolingi da poco tramontati.
L'eremita che divenne patrono della Bulgaria
All'origine di tutto c'è un uomo che cercava il silenzio. Giovanni di Rila, in bulgaro Ivan Rilski, nacque nella seconda metà del IX secolo e da giovane abbandonò la vita comune per il deserto delle montagne. La tradizione narra che visse dapprima nel cavo di un albero e poi, per anni, in una grotta rupestre del massiccio, nutrendosi di ciò che la natura offriva e dedicandosi interamente alla preghiera.
La fama di santità, però, non si lascia nascondere. Dai villaggi salirono pellegrini e malati in cerca di benedizione e, secondo la leggenda, perfino lo zar Pietro I volle incontrare l'eremita, ricevendone soltanto un saluto a distanza. Attorno alla grotta si raccolsero discepoli, e furono loro a dare forma alla prima comunità monastica, poiché Giovanni rifiutò sempre ogni carica. Morì verso la metà del X secolo e fu canonizzato poco dopo: da allora è venerato come protettore celeste del popolo bulgaro, e a lui la tradizione attribuisce un testamento spirituale rivolto ai discepoli.
Privilegi imperiali e reliquie viaggianti
Nei secoli degli imperi bulgari medievali il monastero accumulò terre, donazioni e favori sovrani, diventando uno dei massimi centri spirituali del Paese. Nel XIV secolo la comunità si trasferì nel sito attuale, nella valle del fiume Rilska, dove il signore feudale Hrelyo finanziò importanti costruzioni. Nel 1378 lo zar Ivan Šišman concesse la celebre carta di Rila, che confermava possedimenti e privilegi del monastero alla vigilia della conquista ottomana.
Anche le reliquie del santo ebbero una vita avventurosa, specchio della storia balcanica: traslate a Sredets, l'odierna Sofia, portate per un periodo in Ungheria, poi custodite nella capitale imperiale Veliko Tarnovo. Nel 1469, ormai sotto il dominio ottomano, una solenne processione le riportò a Rila attraversando il Paese: per i cristiani bulgari quell'evento divenne un simbolo duraturo di tenacia e di identità.
Cinque secoli sotto gli ottomani
La dominazione ottomana mise a dura prova il monastero: saccheggi, danni, periodi di decadenza. Eppure Rila risorse ogni volta, sostenuta dalle offerte dei fedeli e dai legami con gli altri poli dell'ortodossia, dal Monte Athos ai monasteri del mondo russo. L'isolamento in alta montagna, così scomodo per i commerci, si rivelò una benedizione per la sopravvivenza.
In quei secoli il monastero divenne molto più di un luogo di preghiera: fu un'arca in cui la lingua, la scrittura e l'identità bulgare vennero custodite quando non esisteva più uno Stato bulgaro. Nella biblioteca si copiavano e si proteggevano manoscritti, i monaci insegnavano a leggere e a scrivere, e frati itineranti percorrevano i villaggi raccogliendo elemosine e tenendo vivo il tessuto della fede. Quando, tra Settecento e Ottocento, prese slancio la Rinascita nazionale, Rila ne fu uno dei cuori pulsanti; tra i monaci legati al monastero figura il grande pedagogo Neofit Rilski, protagonista della nascita della scuola bulgara moderna.
L'incendio del 1833 e la grande ricostruzione
Nel 1833 un incendio catastrofico distrusse gran parte del complesso. La reazione rivelò quanto il monastero fosse amato: da tutte le terre bulgare affluirono donazioni e la ricostruzione partì quasi subito. Nei decenni successivi i capomastri della Rinascita nazionale diedero a Rila il volto attuale: un quadrilatero irregolare di ali a più piani intorno alla vasta corte lastricata, con centinaia di celle monastiche dietro file ritmiche di archi e verande lignee.
La chiesa della Natività della Vergine, con le sue cupole, le arcate a fasce colorate e il portico esterno interamente affrescato, è uno dei monumenti simbolo dell'architettura bulgara dell'epoca. All'interno, un'iconostasi dorata di straordinaria ricchezza, intagliata con pazienza certosina dagli artigiani del tempo, attraversa l'intera larghezza dell'edificio e cattura la luce delle candele.
Gli affreschi e la croce di Rafail
La decorazione pittorica della chiesa maggiore è un'antologia dei migliori artisti bulgari dell'Ottocento. Su tutti spicca Zahari Zograf, il pittore più celebre della Rinascita nazionale, che lavorò qui insieme al fratello Dimitar e ad altri maestri delle grandi scuole pittoriche dell'epoca. Gli affreschi rivestono pareti, volte e portico, alternando episodi biblici a immagini vivide del peccato e del Giudizio, pensate per parlare a tutti, letterati e analfabeti.
Nel museo del monastero è custodita una meraviglia in miniatura: la croce di Rafail, una croce lignea terminata nel 1802 dal monaco omonimo. Lavorando per lunghi anni con bulini finissimi e una lente, Rafail la ricoprì di oltre un centinaio di scene bibliche popolate da centinaia di figure minuscole; la tradizione racconta che quello sforzo gli costò la vista. La biblioteca completa il tesoro con una rinomata raccolta di manoscritti medievali, documenti e stampe antiche, fondamentale per lo studio della cultura bulgara.
Il monastero oggi, tra pellegrini e montagne
Intorno al quadrilatero principale, sparsi tra i boschi, sopravvivono eremi e piccole chiese che testimoniano la colonia monastica cresciuta nei secoli attorno al nucleo centrale. Chi ha tempo può proseguire a piedi lungo i sentieri della valle, tra faggete e conifere, fino ai punti panoramici da cui il complesso appare in tutta la sua imponenza.
Rila non è un museo: è un monastero maschile attivo della Chiesa ortodossa bulgara, con i suoi ritmi di liturgie, feste e pellegrinaggi. I devoti più tenaci risalgono la valle fino alla grotta di san Giovanni, dove l'usanza invita a passare attraverso lo stretto varco nella roccia, gesto che la pietà popolare associa al perdono dei peccati. La montagna circostante è tutelata come parco naturale, e il viaggio da Sofia, circa 120 chilometri più a nord, si snoda tra gole boscose prima che le mura del monastero appaiano all'improvviso contro i pendii. Fede, storia, arte e natura si intrecciano qui con una coerenza che rese quasi inevitabile, nel 1983, l'iscrizione del complesso nel patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Sulla mappa
Per capire davvero il monastero di Rila bisogna guardarlo nella sua geografia: un santuario fondato deliberatamente in alta montagna, lontano dalle vie dei conquistatori eppure collegato a ogni angolo delle terre bulgare. Sulla nostra mappa interattiva potete individuare il monastero nel massiccio di Rila, valutare la distanza da Sofia e scoprire gli altri monasteri dei Balcani che condivisero la sua sorte sotto il dominio ottomano. È il punto di partenza ideale per progettare il vostro viaggio nel cuore monastico della Bulgaria.